Vi prego, no!
Non giudicatemi uno che vive di ricordi, del passato, dei classici. Sono un compositore
contemporaneo e VOGLIO esserlo.
Che significa?
Per me, significa non cercare riifugi, tane, per dirla alla Guattari.
Però, è inevitabile, purtroppo.
La letteratura è una tana, un cunicolo in cui infilarsi mani e piedi non senza prima aver dato uno
sguardo al buco della serratura.
Volenti o no, questo facciamo quando scegliamo e leggiamo un libro.
Non ci sarebbe nulla di male e disdicevole, sulle prime. L'autore ha scritto per essere letto.
Ma ne siamo certi?
Nel Figlio di Rameu Diderot ci pone un quesito con quella intelligente e un po' fastidiosa
nonchalance, tipica di certa letteratura francese, di fronte ad una semplice e perfida questione. Lo
fa sotto forma di colloquio col suo svogliato e scettico interlocutore.
Dunque, stiamo passando sotto una finestra che, data la bell'aria primaverile, è aperta per far non
solo entrare il tepore del sole ma anche i profumi, perfino le stuzzicanti voci femminili che...
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